Sintesi del Manifesto RCL

RETE DEL CIVISMO LOMBARDO Sintesi del manifesto politico

 Perché civici

La Rete del Civismo Lombardo si costituisce a partire dal lungo e articolato percorso che ha progressivamente condotto alla costruzione di una fitta rete di liste civiche e di associazioni della Lombardia, per dare un orizzonte rappresentativo alla consapevole partecipazione delle comunità locali alla vita politica, non chiusa nei confini tradizionali dei partiti. Il bene comune si afferma e si consolida se si diffonde il senso di responsabilità di ciascun cittadino, verso se stesso e verso la comunità. Si parte dalla propria città per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini della Lombardia, con un’attenzione estesa anche all’ambito nazionale ed europeo.

La rigenerazione

La Rete del Civismo Lombardo vuole essere portatrice di un reale processo di rigenerazione nella politica, capace di mettere al centro dell’attività amministrativa una modalità più partecipativa, valorizzare forme di consultazione e di dibattito pubblico con il coinvolgimento dei cittadini per l’approvazione di progetti e proposte, attuare la reale partecipazione della società civile. Una prima aggregazione della Rete ha preso forma nel giugno 2012 e, in occasione delle Elezioni regionali del 24/25 febbraio 2013, ha generato la lista civica “Lombardia con Ambrosoli Presidente

– Patto Civico”. L’esperienza della Rete del Civismo non vuole mettere la società civile contro la politica ma, al contrario, vuole mettere anche i movimenti civici nella condizione di fare politica.

Dodici parole-guida

1. Bene comune (interessi di tutti)

L’interesse collettivo deve prevalere rispetto a quello privato o particolare, al di là dei corporativismi e delle consorterie lobbistiche. Il comune cittadino ha bisogno di ritrovare i suoi diritti – insieme ai propri doveri – costantemente al centro delle decisioni dei suoi rappresentanti politici.

2. Responsabilità (individuale e collettiva)

Compito fondamentale della politica è quello di assumere pienamente i propri doveri nei confronti degli elettori e di saper dare risposte alle loro istanze. La responsabilizzazione dei ceti dirigenti si declina nell’impegno ad agire esclusivamente interesse della collettività.

3. Etica (valori e comportamenti)

Possono rappresentare la società civile soltanto persone dalla condotta irreprensibile. Bisogna ridefinire il sistema delle regole a tutti i livelli, dalla gestione dei fondi pubblici all’assegnazione degli appalti, dai criteri di selezione delle classi dirigenti all’impegno nelle istituzioni.

4. Legalità (regole, uguaglianza)

Il rispetto e la pratica delle leggi sono una fondamentale esigenza della vita sociale e civile. Senza legalità non si può sviluppare la costruzione del bene comune. A rappresentare la legalità non possono essere soltanto i magistrati o le figure preposte, a cui vanno il nostro rispetto e la nostra riconoscenza; dobbiamo essere tutti noi. Ci impegniamo in prima persona a essere quotidiani rappresentanti di legalità e a educare le nuove generazioni al rispetto delle regole.

5. Cittadinanza (Civitas e Res publica )

Il cittadino (cives) ha, per definizione, diritti e doveri, che devono essere equamente garantiti al di là delle differenze sociali, culturali o etniche, nella prospettiva di una cittadinanza attiva favorita da scelte amministrative di inclusione e di allargamento della base dei diritti sociali. Devono essere tutelati anche i diritti di partecipazione dei cittadini al governo dello Stato.

6. Partecipazione (collaborazione competitiva)

È necessario ricucire la frattura aperta dalla cattiva politica, restituendo pieno significato al principio della delega secondo le direttrici tipiche della democrazia partecipativa, senza cedere al populismo, alla delega in bianco o all’autoreferenzialità di una classe politica che – agli occhi del comune cittadino – si (pre)occupa soltanto di tutelare i propri privilegi di “casta”.

7. Rappresentanza (civile, sociale e politica)

Bisogna ridurre la distanza fra la classe politica e la società, promuovendo la rappresentanza istituzionale e amministrativa di figure al di fuori dei partiti, capaci di rappresentare sui tavoli di governo la società civile nelle sue molteplici articolazioni e istanze, dal mondo della ricerca a quello della produzione, dal Terzo settore all’ambito aziendale.

8. Competenza (premiare il merito)

La selezione della classe dirigente deve avvenire attraverso criteri meritocratici, capaci di valorizzare le competenze specifiche per l’incarico politico o gestionale da ricoprire, a prescindere da qualunque meccanismo familistico o da logiche di scambio, per fondarsi sulla meritocrazia.

9. Dignità (reciprocità, solidarietà)

Il rapporto di comunanza di intenti e di comportamenti fra i membri di una collettività, pronti a collaborare fra loro e ad assistersi reciprocamente, è un valore fondamentale. Significa condividere e farsi reciprocamente carico non soltanto di interventi nel momento del bisogno, ma anche di pareri, idee, timori, speranze e progetti per costruire una comunità coesa, altruista e aperta a tutti.

10. Trasparenza (amministrativo-politica)

La politica assorbe ancora troppe risorse pubbliche, bisogna ridurre drasticamente il finanziamento ai partiti e garantire più controlli – e, quindi, più efficienza – dei fondi pubblici che finanziano l’attività politica attraverso un sistema di valutazione esterna e imparziale dell’impegno e dei risultati dell’amministrazione.

11. Glocalismo (policentrismo, territorialità)

È necessario governare il decentramento amministrativo attraverso un nuovo equilibrio fra il potere della Regione e la valorizzazione delle istanze specifiche dei territori, in un’ottica diversa da quella che tradizionalmente regola i rapporti centro-periferia, capace di rompere la dipendenza dei centri minori dall’amministrazione centrale e di costruire un nuovo equilibrio funzionale fra le polarità economiche dell’intera area regionale.

12.Progettualità (sviluppo, proattività)

Progettare significa – etimologicamente – “gettare avanti”, cioè agire con uno sguardo proteso verso il futuro, capace di investire tanto la sfera individuale quanto quella dell’agire collettivo per realizzare qualcosa di nuovo attraverso un processo fortemente orientato allo scopo. Il “progetto” è la dimensione che consente di realizzare in sinergia una serie di azioni per centrare gli obiettivi.

Sintesi manifesto RCL